GEO 2026: come farsi citare dall’AI, non solo da Google

Settembre 22, 2023

Non basta più essere trovati su Google. Bisogna farsi citare dall'AI.

Per vent’anni la domanda di ogni brand è stata: “come faccio a posizionarmi su Google?” Nel 2026 quella domanda sta cambiando forma, e chi lavora nella comunicazione digitale se ne accorge ogni giorno.

Sempre più persone non digitano più parole chiave in una barra di ricerca: fanno una domanda a un assistente AI e si aspettano una risposta diretta, non una lista di link da scorrere. Google sta spingendo in questa direzione con l’AI Mode, un’esperienza di ricerca conversazionale che combina testo, immagini e audio per esplorare gli argomenti in modo più approfondito.

Per un brand questo significa una cosa molto concreta: non basta più comparire nei risultati di ricerca. Bisogna essere la fonte che l’intelligenza artificiale decide di citare quando risponde a qualcuno.

Il fenomeno ha già un nome: GEO, Generative Engine Optimization.

Cos'è la GEO, e perché non è solo un altro acronimo

La Generative Engine Optimization (o AI Engine Optimization) è la disciplina che si occupa esattamente di questo: rendere i contenuti autorevoli, ben strutturati e facilmente interpretabili dalle macchine, con dati strutturati e una solida autorità tematica.

In pratica cambia il modo in cui si scrive per il web: meno rincorsa alla singola parola chiave, più chiarezza espositiva e reale competenza sull’argomento trattato — le due cose che, non a caso, hanno sempre fatto la differenza anche per un lettore umano.

Il tramonto dei cookie di terze parti

In parallelo, con la fine dei cookie di terze parti il digital marketing si sta spostando sempre più su dati di prima e “zero” parte, spingendo le aziende a costruire relazioni dirette basate sulla fiducia invece che ad affittare visibilità sulle piattaforme altrui. Newsletter, community, account proprietari: chi li ha già costruiti parte in vantaggio.

Quello che non cambia

Con tutta questa tecnologia nuova, la parte più interessante è quella che resta identica: i pubblici continuano a premiare i brand credibili, trasparenti e coerenti, e le micro-community superano ormai gli algoritmi in termini di fiducia ed engagement.

È il motivo per cui, quando costruiamo un’identità digitale, continuiamo a partire dalle persone prima che dagli strumenti: la tecnologia cambia il canale, non la sostanza di ciò che rende un brand riconoscibile.

Cosa portare a casa

Tre cose da mettere in agenda per chi gestisce un brand oggi:

  1. Verificare che i contenuti principali — sito, blog, schede prodotto — siano scritti in modo chiaro e ben strutturato: è la base per essere interpretati correttamente anche dall’AI, non solo da Google
  2. Iniziare (o rafforzare) un canale di dati di prima parte, se non c’è già: newsletter, community, account clienti
  3. Non delegare all’AI la parte più umana della comunicazione: voce, valori e storie restano il vero elemento distintivo

Simple maximalism

You don’t need to go down a design rabbit hole to create a brand that stands out. A bold font, a striking color palette, and mindful use of negative space are enough.

Choose one design element, like a font or color palette, and make it striking! Try balancing the simplicity of a serif font with a clashing color palette of electric blue, neon green, and yellow. Or, you could use a large, bold display font with a muted pink and blue palette.

In 2023, brands opt for simple elements that pack a punch to get their message across. This branding trend rose from the need for simplicity and structure without sacrificing creativity.

It’s a modern look and suits up-and-coming brands that offer a unique product or service. Or for businesses that want to stand out from a loud and crowded market.

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